“Bambole, non c’è una lira”

ALT!!

Niente offese, umiliazioni, sessismo e bieche battute da osteria.

È questo il titolo di un bellissimo varietà marca Rai, del 76′ o 77′ -ancora in bianco e nero!- con un giovanissimo Christian De Sica e l’ impareggiabile Tino Scotti. Regia di Antonello Falqui.

Oggetto: una scalcagnata compagnia di varietà degli anni 40, sempre in bilico sulle spese. Lo stesso titolo era ispirato all’infausta frase che l’impresario (nello spettacolo interpretato da Tino Scotti) doveva dire alle ballerine quando gli incassi della serata erano stati insufficienti e dunque non potevano essere retribuite. Costituiva la battuta finale di tutte le puntate, le quali ripercorrevano cronologicamente i primi decenni del secolo, quando l’avanspettacolo era una forma diffusa di arte spettacolare. 

A quasi cento anni di distanza le giocatrici della Nazionale Femminile hanno ricevuto, in buona sostanza, le stesse risposte. E sì che avevano dedicato tempo e vita ad un sogno, professioniste di rugby.

Al netto di ogni alchimia contabile emerge distinto un precetto etico, quasi morale: non ci si comporta Cosi. E gli arbitri ne sanno qualcosa.

Ci auguriamo, per il buon nome di tutti, nel breve di non recepire più notizie simili, non piacevoli, prive di comportamenti ed assimilabili a cause perse in partenza .

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