Le Cronache di Narnia Arbitrale: Il “Reuccio”, la Sedia e il Gattopardo.

Non siamo spariti…ma siamo semplicemente allibiti da tutto il contesto che ci si sta parando davanti. Tra articoli e contro-articoli, illazioni e sputtanamenti vari, utili solo a spaccare ulteriormente la fragile -e compromessa- situazione, non volevamo dire “ve lo avevamo detto“, ma ora è d’obbligo.

Perché, se ancora non ve ne siete accorti, è già in movimento la campagna elettorale per il prossimo mandato, sia quello Presidenziale e – di conseguenza – quello del settore arbitrale.

Il Movimento non merita questo, il Rugby non merita questo.

Noi siamo i soli che possono candidamente affermare di mantenere (e aver mantenuto) la parola data e davanti a tutto ciò “restiamo dietro la linea gialla” del limite del decoro e dell’onestà intellettuale.

Passati i venti di burrasca, effettuata un’attenta elaborazione dei dati del nostro sondaggio ci siamo resi conto che ci sono pervenuti molti contributi. Di questo vi ringraziamo, anche di chi ha risposto dietro pseudonimi e altri nomi per mantenere l’anonimato, ma comprendiamo benissimo l’ambiente e le dinamiche nelle quali ci troviamo.

Abbiamo deciso di dare spazio e voce ad uno dei contributi che ci è giunto. Uno in particolare che ci ha fatto riflettere e che di seguito riportiamo:

“Sono rimasto molto deluso dalla campagna pre-elezioni che avete fatto nei confronti del mio distretto. Non ho mai compreso gli attacchi che avete portato e mi sono sentito sinceramente offeso dall’indicazione <> che ci avete riservato. Non so se la vostra è antipatia nei confronti del nostro candidato o semplicemente non conoscete a pieno le dinamiche con cui si lavora da noi, ma avete perso tutto il mio supporto e rispetto.”

Un commento schietto e diretto, come piace a noi, forse mal capito -era una battuta di Craxiana memoria e sovente riutilizzata- , che merita tutta la nostra attenzione ed un doveroso commento.
Non era e non è mai stata nostra intenzione offendere alcun collega o un intero distretto, anche perché, come in diverse e più occasioni abbiamo sempre affermato, il nostro bersaglio è sempre e sempre sarà il sistema che si ripete sempre uguale a sé stesso.

Detto ciò ci scusiamo con chi si è sentito toccato ed offeso.

A dimostrazione di quanto affermiamo, prendiamo ad esempio quanto accadeva ed è accaduto nel Distretto 1, dove era presente un Unico e solo candidato (il famoso “Reuccio”), con la conseguenza di un unico e solo risultato possibile.
Riteniamo che quanto accaduto nel Distretto 1 sia l’ennesima dimostrazione che a contare non è il movimento, bensì la sedia da mantenere, qualunque essa sia.
Non crediamo sia questa la sede per intraprendere un discorso sul doppio incarico. Rimane oggettivo però il fatto che nel Distretto 1, chi poteva fare una scelta responsabile e dare un segnale di svolta e distensione non ha preso in considerazione il merito di poter lasciare uno dei due incarichi, ma altresì ha tenuto ben saldi entrambi, per poi mollare quando messo alle strette.

Una scelta che racconta meglio di mille parole quale sia la priorità.
Il problema non è personale, ma politico. Perché sebbene “non deve esistere politica nello sport“, se davvero si avesse a cuore la crescita del movimento, si darebbe spazio a nuovi volti, nuove idee, nuove energie. Invece, si preferisce blindare tutto, garantendo una continuità all’insegna della univocità.

A giustificare poi il tutto sentiamo ripetere come un mantra: “porta esperienza”, “conosce le dinamiche”, “è la scelta più sicura”.
Di contro c’è una realtà di cui non si può parlare, che si fa finta di non conoscere, come polvere da nascondere sotto il tappeto: il movimento non cresce, i giovani arbitri faticano a trovare spazio, e la meritocrazia rimane un concetto buono solo per i discorsi ufficiali.

Non c’è questione di antipatia, non ci sono attacchi gratuiti. E’ la fotografia di un modo di fare che frena qualsiasi cambiamento.
Ribadiamo, a chi si è sentito offeso dal nostro <andate al mare> che l’invito non era rivolto alle persone, ma era una battuta contro il sistema che si perpetua, anno dopo anno, senza ascoltare i bisogni veri della categoria. E visti i numeri, crediamo di esserci riusciti.

Alla fine, la sensazione è sempre la stessa: il copione del Gattopardo. Cambia tutto per non cambiare niente. O, se vogliamo dirla all’italiana, è la solita applicazione del Manuale Cencelli: spartizioni, equilibri di potere, nessun passo in avanti.

Agli arbitri del Distretto 1 rivolgiamo un invito: fatevi sentire, non smettete di chiedere trasparenza e coerenza. La rappresentanza non deve essere solo di facciata, ma qualcosa che vi ascolti e vi rispetti davvero. Perché il movimento potrà crescere solo se chi lo vive ogni giorno pretenderà di più da chi lo rappresenta.

Ricordatevelo quando a fine Dicembre tornerete a votare. Ricordatevi chi o cosa vi ha portato a tutto questo.

Buon Rugby a tutti, ce n’è veramente bisogno.

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